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venerdì 25 gennaio 2013

LA STORIA DEI PINK FLOYD + DOCUMENTARIO COMPLETO E CONCERTO A VENEZIA


I Pink Floyd sono una rock band britannica formatasi nella seconda metà degli anni sessanta che, nel corso di una lunga e travagliata carriera, è riuscita a riscrivere le tendenze musicali della propria epoca e a diventare uno dei gruppi più importanti della storia[1][3]. Sebbene agli inizi si siano dedicati prevalentemente alla psichedelia e allo space rock, il genere che meglio definisce l'opera dei Pink Floyd, caratterizzata da testi filosofici, esperimenti sonori, grafiche innovative e spettacolari concerti, è il rock progressivo. Nel 2008 si è stimato che abbiano venduto circa 250 milioni di dischi in tutto il mondo[4][5], di cui 74,5 milioni nei soli Stati Uniti d'America[6].



La storia dei Pink Floyd Documentario video




Pink Floyd - Concerto a Venezia 1989 (video) 


Concerto dei Pink Floyd in Piazza San Marco, Venezia, del 1989:

1. Shine You Crazy Diamond
2. Learning To Fly
3. Yet Another Movie
4. Round And Around
5. Sorrow
6. The Dogs Of War
7. On The Turning Away
8. Time
9. The Great Gig In The Sky
10. Wish You Were Here
11. Money
12. Another Brick In The Wall
13. Comfortably Numb
14. Run Like Hell

David Gilmour (guitars and vocals)
Richard Wright (keyboards and vocals)
Nick Mason (drums and percussion)
Jon Carin (keyboards, synthesizers and vocals)
Tim Renwick (guitars)
Guy Pratt (bass and vocals)
Scott Page (saxophones)
Gary Wallis (percussion)
Rachel Fury (backing vocals)
Durga McBroom (backing vocals)
Lorelei McBroom (backing vocals)




I Pink Floyd hanno influenzato considerevolmente la musica successiva, dai gruppi progressive degli anni settanta, come Genesis e Yes[7], fino a musicisti contemporanei, come Nine Inch Nails[8], Dream Theater e Porcupine Tree[9]. Il gruppo, nato a Londra nel 1965[10][11], viene fondato dal cantante e chitarrista Roger Keith "Syd" Barrett, dal bassista George Roger Waters, dal batterista Nicholas Berkeley "Nick" Mason e dal tastierista Richard William "Rick" Wright. Nel 1968 si aggiunge al gruppo il chitarrista David Jon "Dave" Gilmour[10][11], che sostituisce Barrett, costretto da problemi psichiatrici esacerbati dall'uso di droghe pesanti ad abbandonare il gruppo. La band, dopo essersi fatta notare grazie a lavori di stampo psichedelico, raggiunge la maturità con Atom Heart Mother e Meddle, e si afferma a livello mondiale con The Dark Side of the Moon e i successivi album, tra cui Wish You Were Here, Animals e The Wall, che consegnano i quattro alla storia del rock[12]. La formazione non subisce sostanziali cambiamenti fino al 1985[11], escludendo una parentesi di alcuni anni in cui Wright figura solo come turnista[10]. Nel 1985 Waters abbandona il gruppo e i membri rimanenti pubblicano successivamente altri due album di studio: A Momentary Lapse of Reason e The Division Bell. La formazione cessa la propria attività nel 1995[10], sciogliendosi definitivamente nel 2006, quando Gilmour nega ufficialmente la possibilità di una riunione[13]. Nel 2008, con la morte di Wright, si spengono di fatto le speranze dei fan di rivedere la band dal vivo con tutti e quattro i componenti.


 

Storia

Nel corso degli anni la formazione dei Pink Floyd è stata guidata da tre figure predominanti, ognuna delle quali ne ha influenzato in modo sostanziale il percorso artistico: si tratta, in ordine cronologico, di Barrett, Waters e Gilmour. Lo stile floydiano ha subito sostanziali cambiamenti in base al cambio di leadership, basti pensare alle radicali differenze tra il primo album, influenzato dall'estro visionario e stravagante di Barrett, e gli ultimi, tipicamente gilmouriani, più melodici e formali, passando per la triologia composta da Animals, The Wall e The Final Cut, permeata dal taglio più raziocinante e mordace di Waters.

Formazione del gruppo e primi anni (1965–1968)

Le origini

I Pink Floyd si sono formati a Londra nel 1965, quando Syd Barrett si unisce ad una band di studenti dell'Istituto Politecnico di Architettura della capitale britannica, per sostituire un cantante di nome Chris Dennis[14]: il gruppo si chiama The Tea Set e in esso figurano Nick Mason, Roger Waters, Richard Wright e Bob Klose[15][16]. La band riscuote un moderato successo, affermandosi come una delle più popolari formazioni dell'underground londinese alla fine degli anni sessanta[17][18].



La chitarra di Syd Barrett

Quando i Tea Set scoprono che il loro nome è già usato da un'altra band, Barrett propone “The Pink Floyd Sound”, unione dei nomi di due bluesman: Pink Anderson e Floyd "Dipper boy" Council, letti tra i crediti di un album di Piedmont blues[15]. La parola “Sound” viene presto abolita, mentre l'articolo “The” resistette fino al 1970 e viene usato per identificare i lavori dell'era Barrett. I due album del 1969, More e Ummagumma, i primi del periodo post-Barrett, riportano la dicitura “Pink Floyd”, ma tra i crediti si trova scritto «produced by The Pink Floyd». In Atom Heart Mother, datato 1970, terzo album dopo l'uscita di Barrett, è scritto invece esattamente il contrario[cioè?]. David Gilmour, tuttavia, continua ad utilizzare l'articolo fino al 1984[16].
Bob Klose, data la sua attitudine prettamente blues che gli fa preferire le più conservatrici chitarre semi-acustiche rispetto alle Fender Stratocaster, nonché su pressioni del padre e dei tutor del Politecnico, abbandona il gruppo dopo aver registrato solamente un demo in acetato. Si tratta di una registrazione mai data alle stampe, Lucy Leave/I'm a King Bee, in cui il secondo brano è una cover di una famosa canzone di Slim Harpo.[19] La formazione vede ora Barrett alla voce e alla chitarra, Waters al basso, Wright alle tastiere e Mason alle percussioni. Syd comincia subito a scrivere canzoni, influenzato dalla corrente psichedelica che in quegli anni vive il periodo di massimo splendore, e le sue creazioni vengono riprodotte nei frequenti concerti presso l'UFO Club, il Marquee Club e la Roundhouse, locali simbolo della scena underground londinese[20]. Alla fine del 1966 la band viene invitata a contribuire alla colonna sonora del documentario Tonite Let's All Make Love in London di Peter Whitehead, con i brani Interstellar Overdrive e Nick's Boogie, registrati nel 1967. Stralci di queste registrazioni si trovano nel film London '66–'67, uscito nel 2005, firmato dallo stesso regista.
Con l'aumentare della popolarità, nell'ottobre del 1966, il gruppo forma, assieme ai manager Peter Jenner e Andrew King[16], la Blackhill Enterprises, una società finalizzata alla distribuzione dei singoli Arnold Layne nel marzo del 1967 e See Emily Play nel giugno dello stesso anno. Il primo brano raggiunge la posizione numero 20 nelle classifiche britanniche, mentre il secondo attinge la numero 6[16], fruttando alla band la prima apparizione in TV al programma Top of the Pops nel giugno del 1967[17].

L'era del diamante pazzo

Il 5 agosto dello stesso anno esce The Piper at the Gates of Dawn, l'album di debutto, considerato il primo esempio di musica psichedelica britannica[21] e generalmente elogiato dalla critica. Il disco è stato infatti definito da alcuni critici come uno dei migliori album di debutto della storia del rock[22]. Le tracce dell'album, prevalentemente scritte da Barrett, sono caratterizzate da testi poetici, spesso influenzati dal folk, e spaziano da ardite sperimentazioni sonore come Interstellar Overdrive a stravaganze quali The Scarecrow[23]. Prodotto da Norman Smith, l'album si piazza alla sua uscita al 6º posto delle classifiche inglesi, anche se non riesce ad eguagliare tale risultato oltreoceano, dove raggiunge solamente la posizione 131[24]. Con questo lavoro i Floyd sono i primi a utilizzare dilatazioni e atmosfere di stampo fantascientifico, aprendo di fatto le porte alla stagione dello space rock[25]. La band sperimenta, sempre in questo periodo, i primi light show, coinvolgendo il pubblico con la proiezione di immagini, diapositive e l'impiego massiccio di un efficace impianto luci, che verrà nel tempo potenziato e perfezionato[26].
Con l'avvento della popolarità, lo stress della vita on the road e l'abuso di droghe, in particolare LSD, cominciano a minare la salute mentale di Barrett[27] e nel gennaio del 1968 l'amico David Gilmour si unisce alla band per aiutarlo a suonare e cantare dal vivo[28].



David Gilmour in concerto

L'abbandono di Barrett

Il comportamento di Syd diviene tuttavia presto insostenibile: sempre più frequentemente è estraniato e assente dalla realtà e, come testimoniano gli altri membri del gruppo, capita che nel bel mezzo di un concerto cominci a guardare nel vuoto o decida di scordare le corde della propria chitarra durante un'esibizione senza alcun motivo. Accade anche che non si presenti nemmeno al momento di esibirsi[16][29]. A lungo andare la band smette di contare su di lui: l'ultimo concerto al quale prende parte si tiene il 20 gennaio 1968 a Hastings: viene escluso dal gruppo poco dopo[30]. Questo evento coincide anche con l'addio dei manager Jenner e King[16], che decidono di restare con lui, pensando che la band non sia in grado di proseguire senza. Al loro posto subentra Steve O'Rourke, che rimane con i Floyd fino al 2003, anno della sua morte[31].
Dopo aver registrato due album come solista nel 1970, The Madcap Laughs e Barrett, prodotti da Norman Smith, co-prodotti e saltuariamente suonati da Gilmour, Waters e Wright, Barrett si ritira nella sua città natale, Cambridge, dove conduce una vita tranquilla e appartata fino al giorno della sua morte, il 7 luglio 2006[4].

Formazione classica (1968–1979)

Psichedelia e ricerca

Con l'uscita di Barrett la band viene guidata con pari peso da Gilmour, Waters e Wright, che si dividono i compiti sia di voce solista che di composizione: a Waters si devono composizioni in stile jazzistico, spesso caratterizzate da un riff di basso dominante, con testi complessi e simbolici; di Gilmour sono i brani di matrice prevalentemente blues; a Wright si deve invece il muro sonoro di tastiere, in particolare l'organo elettronico Farfisa Compact Duo[32], usato fino al 1971[33]. Questa collaborazione alla pari dei tre subisce però negli anni un lento degrado, fino a portare Waters, alla fine degli anni settanta, al ruolo di figura centrale, relegando gli altri membri a posizioni marginali[34].
A Saucerful of Secrets, del 1968, è il lavoro in cui compare la maggior quantità di esperimenti sonori nella discografia dei Pink Floyd[34]: rumori elettronici, feedback, oscillatori e urli primitivi di Waters caratterizzano le tracce dell'album. L'album esce nel mese di giugno e raggiunge la posizione numero 9 nel Regno Unito, mentre non compare nelle classifiche americane[24]. In questo disco vi è ancora traccia di Barrett, autore di Jugband Blues e chitarrista in Remember a Day, registrata già durante le sessioni di The Piper at the Gates of Dawn, e Set the Controls for the Heart of the Sun. Nei brani rimanenti Barrett è sostituito da David Gilmour, che esprime uno stile chitarristico meno avventuroso e surreale, ma più elegante ed altrettanto caratteristico. Nello stesso anno i Floyd scrivono anche alcuni pezzi per la colonna sonora del film The Committee di Peter Sykes.
L'album Soundtrack from the Film More, datato 1969, vede la luce grazie al regista Barbet Schroeder, che chiede ai Floyd di creare la colonna sonora del suo film More, che sarebbe uscito a maggio. Il disco, registrato in otto giorni[35], raggiunge la posizione numero 9 in Gran Bretagna e la numero 153 oltreoceano[24], nonostante venga definito dalla critica come un album «disomogeneo e irregolare»[senza fonte][21]. Neanche i fan accolgono molto positivamente l'album rispetto ai precedenti, giudicato troppo acustico e folkloristico, escludendolo idealmente dalla discografia della band[senza fonte].



I Pink Floyd nel 1973


Il bassista e cantante Roger Waters

Due brani dell'album, Green Is the Colour e Cymbaline, vengono eseguiti dal vivo nello stesso periodo. Significativa è la seconda canzone per il fatto che in essa, per la prima volta, Waters critica il mercato discografico: questa tematica, da lui stesso riproposta, sarà peculiare di alcuni album successivi del gruppo.
Ummagumma continua il discorso intrapreso con il lavoro precedente, caratterizzato da esperimenti sonori in perfetto stile psichedelico. La struttura è molto particolare, in quanto si tratta di un album doppio: il primo disco è registrato dal vivo il 27 aprile 1969 al Mothers Club di Birmingham e il 2 maggio al Manchester College of Commerce di Manchester, con l'aggiunta in studio di alcune parti vocali; il secondo, invece, contiene cinque brani, ognuno composto da un singolo componente del gruppo. I componimenti sono divisi in più tracce: quello di Wright quattro, quelli di Gilmour e Mason in tre, mentre Waters realizza due tracce singole, e dunque distinte, intitolate rispettivamente Grantchester Meadows e Several Species of Small Furry Animals Gathered Together in a Cave and Grooving with a Pict[36]. L'album viene pubblicato nel Regno Unito il 25 ottobre 1969 e negli Stati Uniti il 10 novembre. L'accoglienza della critica non è delle migliori[22], anche se di recente l'album è stato parzialmente rivalutato[21]. Il disco raggiunge comunque la posizione numero 5 in Inghilterra e la numero 74 negli Stati Uniti, facendo entrare i Floyd nella top 100 per la prima volta. Viene certificato disco d'oro nel febbraio del 1974 e disco di platino nel marzo del 1994. In questo periodo la band esegue dal vivo la suite The Man and the Journey, composta da brani risalenti ai primi anni del gruppo e materiale che appare in Soundtrack from the Film More e Ummagumma.
In questo periodo viene collocata la partecipazione alla colonna sonora del film Zabriskie Point di Michelangelo Antonioni, alla quale i quattro contribuiscono con tre brani, che compaiono sull'omonimo album[37].

I colori del progressive

Con Atom Heart Mother, uscito il 10 ottobre 1970, si individua un punto di svolta nel percorso artistico dei Pink Floyd, che con questo lavoro abbandonano la psichedelia per abbracciare il rock progressivo. La partecipazione di un'intera orchestra e la collaborazione con il compositore Ron Geesin rendono l'omonima title track un punto di riferimento importante nel mondo del progressive. Il nome, deciso all'ultimo minuto, trae ispirazione da un articolo di giornale riguardante una donna con un pacemaker che era riuscita a partorire[38]. Celeberrima anche la copertina, ritraente una mucca che pascola in un prato e divenuta una delle più famose nella storia del rock[38].
La prima parte del disco è interamente occupata dall'omonima suite lunga oltre 23 minuti, brano per gruppo rock e orchestra, frutto di un lavoro collettivo, derivato per la gran parte da improvvisazioni in studio. A Ron Geesin, pioniere della musica sperimentale in Gran Bretagna, si deve l'orchestrazione, che conferisce un carattere epico alla traccia. Il secondo lato del disco contiene una traccia per ogni componente del gruppo, oltre che una traccia conclusiva, Alan's Psychedelic Breakfast, un brano stravagante composto da rumori di un uomo che prepara e consuma una colazione all'inglese, con parti strumentali di sottofondo[38].
Nonostante l'album rappresentasse una rottura con il passato[39] e sia tuttora considerato uno degli album più difficili all'ascolto[21], esso ottiene alla sua uscita un risultato discografico molto positivo, il migliore fino a quel momento: numero 1 in Gran Bretagna e numero 55 negli USA[24]. Tali risultati permettono alla band di intraprendere il primo tour in America.
Tra il 1970 ed il 1975 il Pink Floyd Sound assume una conformazione definitiva, frutto della mescolanza degli stili di Gilmour, Waters e Wright. È in questo periodo, infatti, che escono gli album che hanno portato i Pink Floyd a vendere milioni di dischi in ogni parte del mondo. Meddle, uscito nel 1971, è il preludio a tutto questo: Echoes, una suite di oltre 23 minuti che riempie il secondo lato del vinile e che continua il discorso iniziato da Atom Heart Mother, è definita da Waters come «sonic poem»[16], ed è considerato da molti fan il capolavoro del gruppo[40]. Mason parlando di Meddle lo definisce «il primo vero album dei Pink Floyd. Ha introdotto l'idea di un tema che si può ripetere»[41].



Il tastierista Richard Wright

L'album include anche One of These Days, un brano quasi interamente strumentale guidato dalla steel guitar di Gilmour, che si innalza sulle note vibrate dal basso di Waters[40]. Tra i due brani una serie di pezzi a metà tra sperimentazione e melodia, tra i quali spicca Fearless, che si segnala per il testo di Waters e Gilmour e per l'inserimento di un coro dei tifosi del Liverpool, You'll Never Walk Alone[40]. Meddle si piazza alla posizione numero 3 nel Regno Unito e solamente alla numero 70 negli States[24] a causa, a detta di Mason, dell'inadeguata pubblicità da parte della Capitol Records[15]. L'album viene anche positivamente recensito dalla critica[42], oltre che apprezzato dai fan[40].
Nello stesso anno il regista Stanley Kubrick chiede al gruppo di poter utilizzare le musiche di Atom Heart Mother per il film Arancia meccanica, ma la proposta viene rifiutata per timore di una pubblicità negativa. Kubrick avrà modo di rifarsi molto più tardi, quando Waters chiede al regista di poter usare la voce impersonale di HAL 9000, il computer di 2001: Odissea nello spazio, nel suo Amused to Death. Al rifiuto del regista, Waters replicherà poi includendo un messaggio registrato al contrario al principio di Perfect Sense[43].
Nel 1972 i Pink ricevono l'offerta di girare un film-concerto: Pink Floyd: Live at Pompeii, girato dal regista Adrian Maben e ambientato in Italia nell'anfiteatro romano di Pompei. Il video è un passaggio notevole nella carriera del gruppo, sia per il concept dell'esecuzione in uno spazio vuoto, sia per gli effetti audio-visivi utilizzati, anche se aggiunti nella riedizione denominata Director's Cut, pubblicata in DVD solamente nel 2003[40].
Altra collaborazione in ambito cinematografico è rappresentata da Obscured by Clouds, colonna sonora del film di Barbet Schroeder, La Vallée, pubblicato nel 1972[44]. Il disco si piazza per la prima volta nella top 50 americana, precisamente alla posizione numero 46, e alla numero 6 in patria[24]. Nonostante l'entusiasmo di Mason, che lo definisce un album «sensazionale»[16], la critica non è particolarmente positiva nelle recensioni[21], probabilmente a causa del fatto che le tracce propongono una sorta di ricreazione tecnologica del sound floydiano, nella quale Waters e compagni esplorano liberamente i territori dell'elettronica analogica.



Allestimento di scena in un concerto di Roger Waters che richiama la copertina di The Dark Side of the Moon
  

Roger Waters in primo piano e sullo sfondo una proiezione della luna, immagine ricorrente nelle scenografie floydiane

Una delle tracce dell'album, Free Four, è tuttavia la prima canzone dei Pink Floyd ad essere trasmessa con una certa regolarità dalle radio statunitensi, nell'autunno del 1972, generando nel pubblico una certa aspettativa nei confronti del nuovo disco dei Pink Floyd, annunciato per la primavera del 1973. La title track, una delle tante strumentali dell'album, costituisce inoltre per un breve periodo il brano di apertura dei loro concerti. Il disco è l'ultimo a contenere testi scritti da David Gilmour fino all'album A Momentary Lapse of Reason, uscito quindici anni dopo[16].

La consacrazione del prisma

Uscito il 24 marzo del 1973, The Dark Side of the Moon ha venduto 45 milioni di copie in tutto il mondo[45][46], diventando il terzo album più venduto di tutti i tempi. È rimasto per ben 741 settimane (circa 14 anni, record tuttora imbattuto) nella classifica Billboard 200 dell'omonima rivista musicale americana[16], dalla quale è uscito soltanto negli anni ottanta. È il primo album dei Pink Floyd a piazzarsi alla posizione numero 1 delle classifiche americane, mentre non ha superato la numero 2 di quelle britanniche, pur figurando in esse per 301 settimane[24] e ottenendo il plauso della critica[47].
Il disco, suonato in concerto già dal 1972[44], è un concept album che propone una musica concettuale ed eterodossa, alla quale si affiancano testi dal profondo contenuto filosofico e di riflessione sulla condizione umana, cosa che caratterizzerà la restante carriera del gruppo. Mentre dal punto di vista musicale collaborano tutti e quattro i componenti – in maniera più o meno rilevante –, i testi sono scritti interamente da Waters. Gli argomenti trattati riguardano vari aspetti della natura umana: Speak to Me e Breathe parlano della nascita e dell'infanzia; Time, all'interno di cui è inglobata la traccia Breathe (Reprise), affronta il tema dell'invecchiamento e del soverchiante e rapido approssimarsi della morte, con la giovinezza che passa prima che ce ne si possa rendere conto; The Great Gig in the Sky esplora pensieri religiosi e di morte; Money si burla dell'avidità e del consumismo; Us and Them si riferisce al conflitto, all'etnocentrismo e al fatto che ciascuno ritenga se stesso sempre dalla parte della ragione; Brain Damage guarda alle malattie mentali, mostra come la follia sia solo relativa e quanto la vecchiaia porti lontano da chi si era un tempo; infine, Eclipse, ultimo brano dell'album, afferma il libero arbitrio e la casualità degli eventi[48].
L'uso di tecniche di registrazione avanzate da parte di Alan Parsons e di effetti sonori di forte impatto fanno del disco un'opera diversa dalle precedenti produzioni del gruppo, sicuramente la più celebre e per molti la migliore dei Pink Floyd[49][50]. La copertina, creata da Storm Thorgerson dello studio Hipgnosis, è una delle più conosciute della storia del rock: essa raffigura, su di uno sfondo completamente nero, un prisma colpito da un raggio di luce bianca che si scompone, grazie al fenomeno della dispersione ottica, nello spettro visibile della radiazione elettromagnetica[48].
Ripetere il successo di Dark Side non sarebbe stato facile, per tale motivo i Floyd pensano inizialmente di produrre un album totalmente diverso dal precedente, al fine di evitare il più possibile un paragone tra i due lavori, che difficilmente si sarebbe concluso a favore del nuovo arrivato: Household Objects, un esperimento musicale eseguito suonando oggetti comuni, ad esempio elastici e bicchieri, come se fossero strumenti musicali, viene però accantonato presto. Il nuovo album, suonato con strumenti tradizionali, è intitolato invece Wish You Were Here[50]. Pubblicato il 15 settembre 1975, il disco tratta il tema dell'assenza: la mancanza di umanità nell'industria discografica e, soprattutto, l'assenza di Syd Barrett. Molto noto per l'omonimo brano, l'album, in larga parte strumentale, ha come tema portante il brano Shine On You Crazy Diamond, suddiviso in due pezzi, di cui il primo apre l'album e il secondo lo chiude[51]. Tale traccia, alla quale prende parte il sassofono di Dick Parry, già presente nel precedente album, è un tributo al primo leader della band che culmina con un notevole intervento di sintetizzatore, il quale lascia spazio, sul finale, al tema di See Emily Play, brano scritto da Barrett[15]. I restanti brani, Welcome to the Machine e Have a Cigar, descrivono, secondo molti pareri, il rapporto di Syd rispettivamente con il mondo esterno e con l'ambiente dello spettacolo, considerati entrambi, assieme all'abuso di droghe, concausa del suo squilibrio mentale.
L'album raggiunge la posizione numero uno sia nel Regno Unito che negli Stati Uniti[16], con grande plauso della critica[21]. Il 9 luglio del 1975, durante le registrazioni dell'album negli Abbey Road Studios, compare Syd Barrett, che i membri del gruppo riconoscono solo dopo diversi minuti. D'aspetto molto ingrassato, alla richiesta di spiegazioni egli risponde: «Ho acquistato un grande frigorifero in cucina, e ultimamente sto mangiando molta carne di maiale»[52].


Il Pink Floyd pig, simbolo di Animals e figura caratteristica nei concerti della band

 

Animals e il muro di Waters

La crescita della popolarità coincide con l'accentuarsi dei contrasti all'interno del gruppo, in particolare tra Waters e Gilmour. Da ciò scaturisce la predominanza di Waters sugli altri membri: se negli ultimi due lavori, infatti, la sua influenza era rilevabile prevalentemente nei testi, con Animals anche l'intera idea dell'album deve essere attribuita al bassista[53]. Le tematiche proposte da Waters, che caratterizzano anche i successivi due lavori, sono ricorrenti: la morte del padre nella seconda guerra mondiale, la crudeltà dell'industria discografica, l'individualismo e l'alienazione nella società moderna, oltre alla critica verso alcune personalità politiche del tempo, in particolare Margaret Thatcher e Mary Whitehouse[54].
L'album, registrato presso i Britannia Row Studios e pubblicato il 23 gennaio del 1977 nel Regno Unito e il 2 febbraio negli Stati Uniti e in Canada, raggiunge la posizione numero 2 in patria e la numero 3 oltreoceano[24]; tuttavia alcuni critici descrivono l'album come «noioso e cupo»[55]. Il disco è uno dei maggiormente dominati dalla chitarra, grazie anche all'influenza del nascente movimento punk rock di quell'anno, ed è pervaso dall'idea che le persone si possano dividere in tre categorie, maiali, pecore e cani, richiamando il tema orwelliano sviluppato in La fattoria degli animali. Ad ognuna delle tre specie è dedicata una traccia dell'album, che è completato da Pigs on the Wing, divisa in due parti che lo aprono e chiudono (allo stesso modo in cui Shine On You Crazy Diamond è stata disgiunta e collocata in Wish You Were Here).
Questo lavoro è il più influenzato da temi politici nella discografia floydiana e le critiche al capitalismo e, in minor parte, alla religione sono spesso palesi[54]. L'icona dell'album è il Pink Floyd pig, un gigantesco maiale gonfiabile che compare nella copertina del disco, fotografato mentre vola sopra la Centrale Elettrica di Battersea[54][56][57].
Nel 1978, a causa di problemi legali, la band è costretta a lasciare il Regno Unito per un anno: durante questo periodo i componenti si dedicano ad impegni personali, e quando viene il momento di ritrovarsi le idee sono poche. Waters ha però nel frattempo iniziato a lavorare a due progetti: The Pros and Cons of Hitch Hiking e The Wall. Il primo diverrà un album solista del bassista, mentre il secondo sarà un altro successo discografico per i Pink Floyd.
The Wall è un'opera rock concepita fin dalla genesi come album, film e spettacolo dal vivo. L'album esce il 30 novembre 1979 ed occupa la posizione numero 3 in Gran Bretagna e la 1 negli USA, restandovi per 15 settimane. Si è classificato all'87º posto nella lista dei 500 migliori album secondo Rolling Stone[50][58] e, oltre al plauso della critica[59], è stato certificato 23x platinum dalla RIAA grazie a 11,5 milioni di copie vendute nei soli Stati Uniti[6]. Il brano Another Brick in the Wall (Part 2), inoltre, diventa l'unico singolo dei Floyd a raggiungere la posizione numero 1 delle classifiche[16], mentre altri due singoli di successo sono Comfortably Numb e Run Like Hell. L'opera, ideata da Waters, tratta i temi della solitudine e dell'assenza di comunicazione dovute alla presenza di un muro (in inglese, appunto, wall) posto tra le persone: tale barriera è costruita dalla società moderna, la cui critica era stata sviluppata anche nel precedente album. Alla fine dell'opera il muro cade, lasciando spazio ad un messaggio positivo e di speranza: «Soli o a coppie | quelli che davvero ti amano | camminano su e giù fuori dal muro»[60]. Questi concetti sono presentati attraverso la storia di una rockstar di nome Pink, nella quale si distingue chiaramente la figura di Waters, che per le cause sopracitate costruisce il muro che lo separa dalle altre persone e che lo porta alla follia, dal quale si libera solo dopo una sorta di processo mentale (The Trial) che lo condanna, e che conduce all'abbattimento del muro[60].


David Gilmour a Monaco di Baviera nel luglio del 2006

 

L'era di Waters (1979–1985)

Espulsione di Wright e successo di The Wall

Durante le fasi finali della registrazione del disco, Waters espelle dalla band Wright, che resterà relegato al ruolo di semplice turnista[61][62] a causa, a detta di Waters, dello scarso impegno[63] e della dipendenza dalla cocaina del tastierista[3]. Mason, nel suo libro Inside Out: A Personal History of Pink Floyd, afferma che Waters fu spinto a fare ciò dal rifiuto del tastierista di interrompere le sue vacanze prima del tempo per rientrare in studio[15].
Dall'album viene tratto un film, scritto da Waters, diretto dal regista Alan Parker ed interpretato da Bob Geldof nel ruolo del protagonista. Viene intitolato Pink Floyd The Wall e pubblicato il 6 agosto 1982, riscuotendo un notevole successo: quasi 15 milioni di dollari al botteghino negli Stati Uniti[64]. Il film ripercorre la traccia dell'album, differenziandosi per l'esclusione dei brani Hey You e The Show Must Go On, oltre che per l'aggiunta di due nuovi brani: What Shall We Do Now?, escluso dall'album originale per motivi di spazio[65], e When the Tigers Broke Free. La pellicola, priva di dialoghi, affianca alle scene girate delle animazioni create da Gerald Scarfe.
Date le enormi proporzioni dell'allestimento e gli inevitabili problemi organizzativi e logistici[66], il tour itinerante viene sostituito dall'esecuzione di più concerti nello stesso luogo[67]. Nel 1980 il The Wall Tour farà solo tre tappe: alla Sports Arena di Los Angeles e al Nassau Coliseum di New York in febbraio, all'Earls Court di Londra in agosto[65]. L'anno successivo il tour prosegue con altre due esibizioni, a Dortmund in febbraio e nuovamente all'Earls Court in giugno[68].

The Final Cut

Nel 1983 il predominio di Waters sugli altri componenti è totale: The Final Cut ne è il risultato. L'album ripercorre strade già ampiamente sviluppate nei precedenti due lavori, aggiungendo alcuni temi più attuali, come la partecipazione della Gran Bretagna alla guerra delle Falkland o la possibilità di una guerra nucleare[34][69]. Richard Wright non prende parte all'album e al suo posto vi sono Michael Kamen e Andy Bown. La copertina dell'album non contiene testo, mentre sul retro si legge soltanto: «The Final Cut – A requiem for the post-war dream by Roger Waters, performed by Pink Floyd: Roger Waters, David Gilmour, Nick Mason»[70]. Lo stile del disco è simile al precedente The Wall e il risultato discografico è la posizione numero 1 nel Regno Unito e la numero 6 negli USA[24], ottenendo anche il plauso della critica[71]. La sola canzone che riscuote un discreto seguito radiofonico è Not Now John, l'unica traccia hard rock. Nonostante ciò tra Waters e Gilmour i rapporti non sono buoni, essendo il chitarrista convinto che Waters consideri la musica solamente come un tramite per i propri testi, a scapito della qualità del suono[69]. All'album non fa seguito alcun tour, bensì una compilation, Works.

L'uscita dal gruppo di Waters

Nel dicembre del 1985 Waters annuncia la sua separazione dai Pink Floyd, definendoli «uno spreco di energie», pensando probabilmente che il suo abbandono avrebbe portato alla fine del gruppo. A questo fatto segue una piccola battaglia legale, risolta a favore dei restanti componenti Gilmour e Mason, al fine di stabilire a chi spettasse portare avanti il nome del gruppo[72]. Nel 1986 viene pubblicato un disco intitolato Music for Architectural Students contenente registrazioni dal vivo degli anni sessanta e settanta.

L'era di Gilmour (1985–1996)

A Momentary Lapse of Reason e il rientro di Wright


Il batterista Nick Mason

Nel 1987 viene pubblicato il disco A Momentary Lapse of Reason, che si piazza alla posizione numero 3 sia in patria che negli States[24]. Dal momento che Waters era stato in precedenza l'autore della maggior parte dei testi floydiani, per questo lavoro Gilmour e Mason si rivolgono a parolieri esterni: Ezrin, che aveva già collaborato con il gruppo, diventa il co-produttore e autore di alcuni testi; Jon Carin scrive le parole di Learning to Fly, oltre ad essere il tastierista in molti dei brani dell'album[16]; anche il poeta inglese Roger McGough contribuisce[senza fonte]. Collaborano inoltre la compositrice canadese Carole Pope[73] e Richard Wright, che viene reintrodotto ufficialmente nel gruppo con il successivo tour.
A Momentary Lapse of Reason è il disco maggiormente influenzato da Gilmour: tutti i brani portano infatti la sua firma. Le tracce presentano arrangiamenti roboanti e complesse divagazioni strumentali: già nelle note di apertura di Signs of Life vi sono sintetizzatori d'atmosfera che emergono da un tappeto di suoni e voci. Nel secondo brano, Learning to Fly, vi è la presenza di coriste, caratteristica anche di One Slip. L'andatura marziale e minacciosa di The Dogs of War sembra voler recuperare le atmosfere di The Wall mentre Yet Another Movie è un esperimento di aggiornamento del sound floydiano: lento e pesantemente scandito, vede lunghi feedback di chitarra sposarsi con le tastiere. Sorrow rende poi onore allo stile chitarristico di Gilmour, A New Machine e il pezzo strumentale Terminal Frost completano il disco, insieme alla ballata On the Turning Away, una sorta di seguito ideale di Us and Them.
La lunghissima tournée intrapresa tra il 1987 e il 1989, che comprende anche il concerto – trasmesso in diretta televisiva mondiale – tenuto a Venezia il 15 luglio 1989 su un palco galleggiante nel Bacino San Marco, riscuote un successo notevole e si chiude al Knebworth Park nel giugno 1990[74]. Due singoli estratti dall'album finiscono in cima alla Hot Mainstream Rock Tracks americana: Learning to Fly e On the Turning Away. Un anno più tardi la band realizza un doppio album dal vivo intitolato Delicate Sound of Thunder e registra alcuni brani per il film La Carrera Panamericana, nel quale figurano anche Gilmour e Mason in veste di piloti[74].

The Division Bell

Al successivo The Division Bell partecipa anche Wright, rientrato nella formazione, il quale dà un contributo significativo alla registrazione del disco, che esce il 30 marzo 1994 nel Regno Unito ed il 5 aprile dello stesso anno negli USA, piazzandosi al numero 1 nelle classifiche di entrambe le nazioni[24] e vendendo oltre 12 milioni di copie[45]. Al successo commerciale segue inoltre un notevole plauso di fan e critica[21]. The Division Bell è un concept album che parla, come in The Wall, dell'incomunicabilità tra gli individui, problema con cui i tre componenti avevano avuto a che fare, tra cause legali e divorzi. Alla stesura dei testi partecipa anche la giornalista Polly Samson, fidanzata con Gilmour, il quale è reduce dal divorzio, dopo quasi 20 anni di matrimonio, con la ex moglie Ginger. Nei testi non mancano inoltre riferimenti a Waters, come in Lost for Words, e a Barrett, in Poles Apart[26]. Trainato da brani come Marooned, Keep Talking e High Hopes.
All'album segue un imponente tour mondiale, del quale rimane traccia in P*U*L*S*E, pubblicato l'anno seguente, tratto dai concerti tenuti in diverse località europee e contenente la prima versione integrale dal vivo di The Dark Side of the Moon[75]. La qualità del live è altissima: la formazione si avvale di due chitarre, due tastiere, basso, batteria, percussioni, sassofono e tre coriste. Nell'omonimo filmato è possibile inoltre osservare anche la maestosità del gigantesco apparato scenografico che fa da cornice ai concerti del tour: centinaia di luci, raggi laser, fumi e persino fuochi d'artificio si combinano in coreografie che accompagnano i brani, battuta per battuta. Il manager Steve O'Rourke affermò che il punto era unicamente dar vita al miglior show possibile[26].

La fine e gli anni successivi (1996 - oggi)

Nel 2000 viene pubblicato l'ultimo disco dal vivo del gruppo, registrato durante il tour di The Wall tra il 1980 e il 1981 a Londra e intitolato Is There Anybody Out There?: The Wall Live 1980-1981, raggiunge la posizione numero 19 negli Stati Uniti[24]. Nel 2001 esce invece Echoes: The Best of Pink Floyd, una raccolta su disco doppio contenente 26 tracce appositamente rimasterizzate che ha raggiunto i tre dischi di platino.
Il 2 luglio 2005, in occasione del Live 8, la grande manifestazione musicale organizzata dall'amico Bob Geldof per sensibilizzare l'opinione pubblica sulla povertà e sui problemi dell'Africa, i Pink Floyd tornano ad esibirsi nella loro formazione storica, Roger Waters compreso, eseguendo cinque brani rappresentativi della loro avventura musicale: Speak to Me, Breathe, a cui venne accorpato anche Breathe (Reprise), Money, Wish You Were Here e Comfortably Numb. Durante l'esecuzione di Wish You Were Here Waters ha voluto ricordare Syd Barrett, affermando[76]:
(EN)
« It's actually quite emotional, standing up here with these three guys after all these years. Standing to be counted with the rest of you. Anyway, we're doing this for everyone who's not here, particularly, of course for Syd. »
(IT)
« Effettivamente è emozionante stare qui con questi tre ragazzi dopo tutti questi anni. Qui per essere contati assieme a voi. Comunque, lo stiamo facendo per tutti quelli che non sono qui, in particolare, naturalmente, per Syd. »
(Roger Waters)

I Pink Floyd al Live 8

Durante il tour estivo di Waters dello stesso anno, negli spettacoli di Magny-Cours in Francia, all'Hyde Park di Londra, a Reykjavík in Islanda e al Summer Festival di Lucca, Nick Mason si aggrega alla band nella seconda parte dei concerti, mentre Wright, che aveva partecipato al tour solista di David Gilmour, declina l'offerta poiché impegnato con il nuovo album solista. Lo stesso Nick Mason, in seguito, si aggiunge a David Gilmour e a Richard Wright nella terza serata conclusiva del Tour on an Island del chitarrista alla Royal Albert Hall di Londra, il 31 maggio 2006, ricomponendo i Pink Floyd per due canzoni: Wish You Were Here e Comfortably Numb[77]. Si tratta della prima apparizione del trio dopo il Live 8 e, a detta di Gilmour, dell'ultimo atto dei Pink Floyd[13].
Waters e i Pink Floyd incrociano tuttavia nuovamente le proprie strade il 10 maggio 2007 in occasione di un concerto organizzato in memoria di Syd Barrett, morto a Cambridge il 7 luglio dell'anno precedente. Nonostante l'attesa dei fan, però, i quattro non suonano insieme: Waters si esibisce nella prima parte dello show con Jon Carin, eseguendo la sua Flickering Flame, brano che affronta il tema di un amico morto, i tre Floyd suonano subito dopo la vecchia Arnold Layne, senza Waters, accompagnati dallo stesso Carin e dal bassista degli Oasis, Andy Bell. Il motivo di tale scelta fu di non voler distogliere l'attenzione dal protagonista della serata, ovvero Syd Barrett[78].
Lunedì 15 settembre 2008 viene annunciata la morte di Richard Wright, avvenuta a 65 anni dopo una breve lotta contro il cancro. Lo stesso giorno David Gilmour dice di Richard Wright[79]:

« Nessuno può sostituire Richard Wright. È stato il mio partner musicale e amico. Nelle discussioni su chi o cosa fossero i Pink Floyd, il contributo enorme di Rick è stato spesso trascurato. Era gentile, modesto e riservato ma la sua voce profonda e il suo modo di suonare erano vitali, magiche componenti del nostro riconoscibile sound. Non ho mai suonato con nessuno come lui. L'armonia delle nostre voci e la nostra telepatia musicale sono sbocciate nel 1971 in Echoes. A mio giudizio tutti i più grandi momenti dei Pink Floyd sono quelli in cui lui è a pieno regime. Dopo tutto, senza Us and Them e The Great Gig in the Sky, entrambe composte da lui, cosa sarebbe stato The Dark Side of the Moon? Senza il suo tocco pacato l'album Wish You Were Here non avrebbe funzionato molto. Nei nostri anni di mezzo, per vari motivi lui ha perso la sua strada per qualche tempo, ma nei primi anni Novanta, con The Division Bell, la sua vitalità, brillantezza e humor sono ritornati e la reazione del pubblico alle sue apparizioni nel mio tour del 2006 è stata tremendamente incoraggiante, ed è un segno della sua modestia che quelle standing ovation siano giunte a lui come una grande sorpresa (sebbene non al resto di noi). Come Rick, non trovo facile esprimere i miei sentimenti con le parole, ma lo amavo e mi mancherà enormemente. »
Gilmour e la sua band rendono omaggio a Wright durante lo show britannico Later with... Jools Holland suonando il brano Remember a Day, peraltro mai eseguito dal vivo in precedenza e tratto dall'album A Saucerful of Secrets.
Il 10 luglio 2010 David Gilmour e Roger Waters decidono di tornare a suonare insieme, a distanza di cinque anni dall'ultima esibizione al Live 8, in occasione di un concerto di beneficenza per la Hoping Foundation. L'avvenimento assume particolare rilevanza perché è nota l'acredine che per quasi trent'anni ha caratterizzato il rapporto tra i due musicisti. Gilmour, per ricambiare la partecipazione del ritrovato amico e collega, partecipa invece alla data del 12 maggio 2011 del tour mondiale di The Wall a Londra suonando Comfortably Numb insieme a Waters. Al termine del concerto, durante i saluti e nel brano finale Outside the Wall, oltre a Roger Waters e alla sua band, erano presenti sul palco anche David Gilmour e Nick Mason. Questa è stata con ogni probabilità l'ultima apparizione in pubblico degli ultimi tre componenti rimasti in vita dei Pink Floyd.

Lo stile musicale


Roger Waters in concerto nel 2006

Pur essendosi evoluti nel tempo, i Pink Floyd hanno mantenuto uno stile ben preciso ed immediatamente riconoscibile, che ha caratterizzato la loro intera produzione artistica, nonostante i tre cambi di leadership e l'evoluzione musicale che hanno sviluppato nel corso della loro lunga carriera. Il termine pink floyd sound identifica pertanto una peculiarità rimasta intatta negli anni.
Tale sound, a partire da Ummagumma in poi, rientra sostanzialmente nei canoni del rock progressivo,[2] del quale ricalca in particolare il concetto di art rock: la musica ha principalmente un obiettivo estetico, e si pone come opera d'arte. Nonostante il fatto che, a partire da Animals fino all'abbandono del gruppo da parte di Waters, i messaggi politico-sociali siano una parte rilevante degli album, cosa che esula dalle caratteristiche del prog, la ricercatezza degli arrangiamenti (si veda Echoes), l'introduzione di elementi provenienti da altre tradizioni musicali (l'orchestra di Atom Heart Mother), lo sperimentalismo e l'uso massiccio di tastiere rendono i Floyd uno degli elementi di spicco della corrente che caratterizza l'Inghilterra degli anni settanta.
L'approccio compositivo dei Pink Floyd è particolare: Gilmour, riferendosi a Waters e Mason, afferma che "componevano A Saucerful of Secrets come un grafico architettonico, in forma dinamica con depressioni e picchi. Niente a che vedere con una qualunque forma musicale".[34] La loro musica è stata inoltre definita "sferica" o "astronomica", ed è considerata una perfetta sintesi di elementi provenienti da tradizioni musicali diverse.[80]
La caratteristica più marcata del sound floydiano è il muro sonoro fatto di tastiere costruito da Wright, che dà un colore "grigio" e pacato ai brani. La matrice blues della chitarra di Gilmour, sostenuta da uno stile estremamente personale e versatile, contribuisce all'attivazione di atmosfere surreali ed emozionanti che trascinano l'anima del fruitore attraverso una ineluttabile introspezione, sospinta anche dagli impulsi elettrici forniti da Waters al basso e Mason alla batteria. Il perfezionismo, la sensibilità e la professionalità dei singoli musicisti hanno permesso, insieme a tanti altri aspetti, di ottenere il suono morbido ed inconfondibile consegnato dai Pink Floyd alla storia. In questo senso non vogliamo dimenticare la grande cura e la strordinaria inventiva con cui il gruppo ha costruito, in sala di registrazione, il suono delle loro opere. Il mixing floydiano è passato alla storia per la sapiente mescolanza di musica e rumori, situazioni e voci, il tutto assemblato secondo un linguaggio del tutto nuovo e tecnicamente evoluto. Vogliamo ricordare l'ausilio fornito, in questo, dal fonico Alan Parsons.

I concerti

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi le voci Tour dei Pink Floyd e Light show.

David Gilmour dal vivo

Nelle esibizioni dal vivo i Pink Floyd hanno proposto, fin dagli inizi, un'esperienza sia visiva che musicale innovativa, diventata un punto di riferimento per le epoche successive.[81] In Inghilterra essi sono i primi a realizzare, con l'ausilio di Mike Leonard, quello che viene definito light show: in questo tipo di spettacolo i musicisti sono una figura secondaria nella coreografia dell'esibizione,[16] che vede come protagonisti luci, laser, fumi, fuochi d'artificio ed effetti speciali di vario genere.
Sono inoltre tra le prime band a portare in tour, oltre agli innovativi sistemi di diffusione sonora quadrifonici, un impianto luci proprio, che negli anni si è espanso sempre più, raggiungendo dimensioni impressionanti.
Caratteristica peculiare delle esibizioni floydiane sono grandi palloni gonfiabili rappresentanti diversi oggetti: nei concerti americani del 1975 del tour di Dark Side of the Moon vi è un dirigibile a forma di piramide; nel tour di Animals il protagonista è invece il Pink Floyd pig, mentre nel tour seguente l'uscita di The Wall a prendere vita sono i personaggi dell'album, sotto forma di giganteschi pupazzi a forma di stringa, con tanto di occhi sporgenti.[82]
Sempre nei concerti di The Wall, a metà dello spettacolo, viene edificato in breve tempo un muro di cartapesta alto 12 metri che separa i musicisti dal pubblico, e che permane per tutta la seconda parte del concerto, per poi crollare nel finale.[66][83]
L'apice della maestosità dell'allestimento, tuttavia, viene raggiunta nel The Division Bell tour del 1994,[84] immortalato dal filmato P*U*L*S*E, nel quale si osserva il palco circondato da alte impalcature cariche di luci, fumi e laser: Marc Brickman, il designer della band, utilizzò centinaia di lampade intelligenti, comandate da computer, che seguivano i brani in scaletta accompagnandoli, battuta per battuta, con giochi di luci sempre diversi.[85] Dietro il palco vi era inoltre uno schermo circolare, sul quale venivano continuamente proiettate immagini, film e animazioni sincronizzate con i brani eseguiti.
La parte più elaborata e spettacolare di queste esibizioni sono però gli effetti speciali: alla fine della canzone On The Run, un aereo in scala 1:1, sostenuto da cavi, attraversa la platea e si schianta a lato del palco in una gigantesca esplosione di luci. Durante l'assolo di Comfortably Numb, invece, una sfera ricoperta di specchi, calata al centro dell'arena, viene illuminata da potenti fari da 12 kilowatt l'uno, cosicché il riflesso illumina tutta la platea, mentre essa si apre fino a formare un fiore. Tale sfera ha un diametro di 4,9 metri, ed una volta aperta ne misura 21,3, con i petali che raggiungono un diametro di 7,3 metri.[86]

Influenze sulla musica successiva

La grande popolarità raggiunta dalla loro musica ha fatto sì che i Pink Floyd abbiano influenzato numerosi musicisti e gruppi musicali fin dagli anni settanta,[87] come David Bowie, i Genesis e gli Yes, per arrivare ai contemporanei, tra i quali vanno citati Ayreon,[88] Dream Theater,[89] Tool, Radiohead, Opeth, Porcupine Tree, The Orb, Anathema[90], Riverside, Nine Inch Nails e The Gathering.
Pure rilevante è il fenomeno delle tribute band, tra le quali si annoverano i The Pink Floyd Experience,[91] Wish You Were Here, Anderson Council,[92] Australian Pink Floyd Show, The Machine, Brain Damage,[93] i Polka Floyd, gli argentini Ummagumma, gli spagnoli The Pink Tones e gli italiani Mosaico, Pig Floyd (di Acerenza), Anderson Council, Desmog, Syd Floyd, Fluido Rosa, Acoustic Floyd, Big One, Floyd Machine, Euphonia, Young Lust e Lunatic Moon.
Numerose sono poi le band che hanno realizzato un tributo ai Pink Floyd. L'11 ottobre 2005 la band americana di progressive metal Dream Theater ha interpretato l'intero disco The Dark Side of the Moon ad Amsterdam ripetendolo, due settimane più tardi, a Londra.[94] La stessa band ha inserito un riferimento al brano Careful with That Axe, Eugene nel testo della canzone Octavarium, brano chiaramente ispirato al rock progressivo.[95] Da parte sua, Easy Star All-Stars ha registrato un tributo a The Dark Side, con influenze reggae e hip-hop, intitolato Dub Side of the Moon, mentre il gruppo heavy metal Ministry ne ha seguito l'esempio intitolando Dark Side of the Spoon un suo disco del 1999. In campo classico, gli String Quartet, composti da due violini, una viola ed un violoncello, hanno realizzato una propria versione di The Dark Side,[96] mentre la London Philharmonic Orchestra ha fatto lo stesso nel disco Us and Them: Symphonic Pink Floyd.[97]

Formazione


Musicisti di supporto

La prima partecipazione di artisti extra nei concerti dei Pink Floyd si riscontra all'Amougies Festival Actuel, in Belgio, il 25 ottobre 1969, quando Frank Zappa si unisce al gruppo nell'esecuzione del brano Interstellar Overdrive,[98] in una nuova versione di circa ventuno minuti.
A causa della crescente complessità della musica dei Pink Floyd, nel corso degli anni vengono ingaggiati numerosi musicisti al fine di riprodurre nei concerti quello che era stato registrato in studio con la massima fedeltà. L'inizio di queste partecipazioni si riscontra nel tour di Atom Heart Mother, quando l'omonima suite viene suonata con l'ausilio di un'intera orchestra e coro. Vista la dispendiosità di un tour con una simile quantità di musicisti, in seguito il numero di turnisti è sempre ridotto: nel 1973 viene ingaggiato il sassofonista Dick Parry, che partecipa anche alle tournée successive, eccetto quelle di The Wall e A Momentary Lapse of Reason, nella quale è sostituito da Scott Page. Nel tour di Animals Snowy White è ingaggiato come chitarrista, ed appare nella "surrogate band" che apre i concerti di The Wall[99], insieme a Peter Wood, Willie Wilson e Andy Bown. Nei A Momentary Lapse of Reason e Division Bell tour Jon Carin è invece il tastierista, Guy Pratt rimpiazza Waters, Tim Renwick diventa il chitarrista di supporto e Gary Wallis il percussionista. Anche alcune coriste, tra cui Clare Torry, Sam Brown, Durga McBroom e Carol Kenyon partecipano a queste tournée. Nel Live 8, infine, suonano Tim Renwick, Jon Carin, Dick Parry e Carol Kenyon.[100]

Discografia

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi la voce Discografia dei Pink Floyd.

Concertografia

Premi e riconoscimenti

  • Nell'edizione dei giochi olimpici di Londra 2012 Il brano Eclipse è stato ospite alla sceneggiatura con fuochi d'artificio immensi attorno all'arena.


(wikipedia)

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